Requiem
2009.04.25
Era una giornata di quelle imprevedibili. Una di quelle in cui una folata di vento può coprire in un istante il sole oltre le nuvole. Un brivido mi passò attraverso. Era tornata, come al solito, alla stessa maniera. Con un gesto furtivo aveva preso un altro pezzo di me. Sentii il sangue colarmi dentro.
Il mio cuore era sotto assedio. Attendeva la fine dell’ennesimo coprifuoco. Ripercorsi con la mente i ricordi dell’infanzia che sarebbero presto svaniti. Un bambino che girava su se stesso. La casa che sembrava crollare. Una bicicletta rosso fuoco. Ceneri tombali che si riunivano e prendevano una forma reale. Profumavano di passato. Sapevano di guerra. Le ossa che sporgevano dalle carni affamate. Le dita ingiallite dal tabacco di sigarette fumate a metà. La piccola radio sulle scale che cantilenava litanie.
Rosa mistica, torre di Davide, torre d’avorio, casa d’oro, arca dell’alleanza, porta del cielo, stella del mattino, salute degli infermi, rifugio dei peccatori, consolatrice degli afflitti.
Cosa rimarrà di tutto questo? Cosa rimarrà di me, quando si sarà presa tutte le cose che mi tengono piantato a terra? Mi seccherò come un albero senz’acqua. Mille pallide foglie si staccheranno e saranno spazzate via. Perché un uomo senza storia annulla la propria esistenza. Un uomo senza storia è anacronistico in ogni contesto.
I miei occhi sono ormai un deserto, aridi e solitari. Dove siete finite, lacrime? Scavate canyon nelle rughe degli occhi, tornate a dissetare il mio silenzio. Perché senza di voi, anch’io sono senz’anima. La vita mi fugge tra le dita e io non so cos’abbia veramente senso. L’incenso mi prude nelle narici e vanifica ogni rituale. Credo in un solo dio, che non ho mai incontrato. In ogni cellula della mia pelle, in ogni cicatrice del mio cuore. Nella ragione e nella logica delle situazioni. Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di illudermi con una speranza. In questo sì, sono peccatore. Non nell’esistenza. Non nel rifugiarmi in lenzuola madide di sudore.
In paradisum deducant te Angeli; in tuo adventu suscipiant te martyres, et perducant te in civitatem sanctam Ierusalem. Chorus angelorum te suscipiat, et cum Lazaro quondam paupere æternam habeas requiem.
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