Machine Gun

2008.05.07

Affondo la faccia nell’argilla. Trattengo il respiro per qualche minuto. Potresti pensare che io sia morto. Poi mi alzo di scatto e inspiro più forte che posso. Sento i miei polmoni espandersi, quasi stessero per scoppiare e lacerarmi la schiena. Il primo respiro somiglia ad un urlo. Tossisco. Attendo qualche istante prima che il mio corpo si stabilizzi. Mi tolgo la vasellina dagli occhi e dalla bocca. Colo del gesso nello stampo, lo lascio asciugare in silenzio. Poi prendo gli acrilici e vi dipingo degli occhi neri come la pece. Le sopracciglia. Due labbra rosso sangue. Tutti i nei. La somiglianza è sconcertante. Lascio che il suo sguardo mi legga dentro. Vedo riflessa nell’acrilico l’immagine di un deserto arido e buio. Un serpente striscia a terra senza alcuna meta. In quell’istante penso abbia visto già troppo, più di chiunque altro. Così la giro, con gesto veloce della mano. La avvicino al viso, fino a sentire la sensazione del gesso freddo sulla pelle.

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