L’Epilogo
2008.05.16
Non è rimasto molto da dire. Le parole, che un tempo sentivo come mie, ora sono lontane anni luce da me. Ciò che la distanza faceva apparire sensato si è rivelato insignificante. Non vi sono colpe da attribuire, streghe da mettere al rogo. È la fine delle cose, il naturale processo degli eventi a cui ogni individuo è preparato. Inevitabile, a volte irreprensibile, forse necessario. Tutto ha una sua conclusione. Un libro, un film, una canzone. Siamo destinati a morire e a non lasciare alcun segno. Nella vita ci sono addii ai quali non puoi replicare. Questa volta ho deciso io per me. Nella mia razionalità ho trovato i motivi che i sentimenti non saprebbero individuare. Li ho osservati a lungo. Ho agito di conseguenza. Non me ne faccio più nulla dei silenzi. Ogni dettaglio o coincidenza non ha più senso per me. Ogni piccola cosa è semplicemente troppo piccola. Le cose grandi, al contrario, non mi sorprendono più. La vita è banale, è vero, stupidamente ripetitiva. Ma questa non è una buona giustificazione. Non ha senso crogiolarsi nel dolore delle proprie ferite. Non ha senso attendere che si rimargino. Perché son già cicatrizzate da tempo. Perché, in realtà, siamo usciti illesi dalle nostre paure. Ed è il modo in cui usciremo fuori da tutto questo. Illesi, completamente illesi.
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