L’Attesa
2010.03.21
Quel pomeriggio, mentre la pioggia cadeva senza sosta, sedeva assorto alla poltrona di fronte al balcone. Lei entrò nella stanza senza far rumore. Appoggiò la tazza fumante di tè sulla coda del pianoforte, sedette e iniziò a suonare, mentre lui continuava a fissare il paesaggio, incurante della sua presenza.
– Amico, cos’avete?
Senza spostare lo sguardo, rispose – Perché mi chiedete questo?
– Oh, conoscete bene la mia sensibilità… Siete plumbeo come il cielo. Non è forse così?
Girò appena il viso verso di lei, poi tornò a guardare il temporale, che si abbatteva gagliardo su quello squarcio di mondo incorniciato dalla finestra.
– Mia cara, cosa mai posso nascondervi se riuscite a cogliere il più lieve peso dal mio respiro?
Le uscì un sorriso, di chi ha indovinato, mentre i tasti suonavano un sol bemolle – Cosa vi affligge, dunque? Parlate…
Senza un apparente motivo, attese la fine della terza battuta, poi disse laconico – Se esistesse risposta non rimarrei qui, immobile a fissare il vuoto.
Lei smise di suonare. Prese la tazza e sedette accanto a lui. Nel silenzio, bevve un lungo sorso, poi disse – Suvvia, non dite sciocchezze! Ogni tormento ha il suo cappio ben visibile nell’intreccio. Serve solo… un po’ di solerte attenzione… per individuarlo e scioglierlo… A meno che questa mestizia non sia premeditata, in tal caso non posso che biasimarvi.
Lui si voltò e prese a guardala con aria di ammonizione – Ma quale tormento?! Non c’è alcun tormento! Così mi offendete! Il mio animo, al contrario, è ben radicato – disse, indicando con un movimento del mento – Come quel salice.
– Scusatemi… Scusatemi… Non volevo urtavi in alcun modo, ma… Conosco bene l’ilarità del vostro essere, e ora il vostro sguardo è turbato… Non potete nasconderlo.
Prese a scuotere la testa lentamente – Amica mia, fuori si scatena la tempesta e il giardino è spoglio come il mio cuore. Non è ancora tempo per i germogli, l’inverno è seduto imperterrito al suo trono. Ma io sento la speranza, nonostante tutto. Sono come quell’albero in mezzo ai fulmini, fermo e saldo nella ricerca di sopravvivere.
– Ordunque state cercando qualcosa… Cosa cercate, amico mio?
Abbassò lo sguardo al bicchiere di cognac tra le mani, prese a ruotarlo tra le dita e sospirò – Niente. Non cerco niente. Mi basta l’aria.
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