La Valigia

2008.07.30

È iniziata la terza guerra mondiale, pensai. E invece no, era solo grandine. Scendeva e batteva sui tetti come fosse un mucchio di massi. Il suono del pianoforte nella stanza divenne così labile da poter essere spezzato in qualsiasi momento. Dentro le mie quattro mura, mi sentivo al sicuro. Come nei fine settimana in cui rimango al buio, vestito di sola pelle, a perdermi nella musica e nelle parole che altri hanno scritto anche per me. Finii la sigaretta, misi le ultime cose in valigia. Sarei fuggito ovunque, lontano da quel frastuono, lontano dal rumore dei pensieri che battono contro la testa. Avevo deposto ogni degno ricordo in una busta, in fretta sotterrata da qualche parte dentro di me, dove mi sarei presto dimenticato. Perché anche l’acqua sapeva di amaro. Le lenzuola profumate di fresco sembravano sporche. Stavo solo aspettando il momento per dirti addio, in un giorno indefinito, per non lasciarti tornare mai più. Perché i fantasmi non esistono. Esiste solo la nostra paura, di non aver più nulla da ricordare.

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