Gentle Storm
2008.05.24
Quanta fragilità oltre il tuo sguardo. In quel momento mi resi conto che avrei potuto disintegrarti con un soffio. Ma ho trattenuto il respiro. Non avrò più un cuore, ma il rispetto si. Anche per sentimenti, situazioni e relazioni che non sono mie. Per una vita che non mi riguarda. Per un disagio in cui io non c’entro nulla. In quel momento mi sentivo forte e avrei potuto affondare la lama più a fondo. Ma non l’ho fatto. Piuttosto avrei voluto medicare quelle ferite. Ma non sono in grado di farlo. Riesco solo a curare me stesso, e forse nemmeno così bene. Le ferite si rimarginano male, lasciano segni indelebili sulla pelle. Non ho vergogna delle mie cicatrici, sebbene non le lasci vedere con orgoglio. Son gli unici segni che non posso buttare, tracce di un passato che non posso dimenticare, ricordi che rimangono incollati per sempre. E forse è l’unica parte interessante che ho. Perché a parte i lunghi discorsi esistenziali, sul lavoro, sull’arte, mi rimane ben poco. Nemmeno la vena maliziosa credo sia realmente mia. Probabilmente è solo una parte che mi riesce bene, l’unico ruolo per cui potrei vincere l’oscar. Non faccio ridere nemmeno a me stesso. Eppure, anche in mezzo alle lacrime, riesco a trovare un sorriso. E quello è mio, veramente mio. E nessuno potrà mai portarmelo via.
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