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	<title>Pietro Gregorini &#187; Ink Pearls</title>
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	<description>Art Director / Visual Artist / Man</description>
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		<title>Les Fleurs Du Mal</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 13:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ink Pearls]]></category>

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		<description><![CDATA[Io so qual è il vostro sogno. Io so cosa nascondete sotto quelle maschere. Dietro la vostra insoddisfazione risiede un desiderio indescrivibile. Non abbiate paura, esprimetevi senza timore. Finora avete riempito il mondo coi vostri problemi. È giunto il momento di liberarvene. Iniziate a urlare. Lasciate che sia il vostro Virgilio. Lasciate che vi conduca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io so qual è il vostro sogno. Io so cosa nascondete sotto quelle maschere. Dietro la vostra insoddisfazione risiede un desiderio indescrivibile. Non abbiate paura, esprimetevi senza timore. Finora avete riempito il mondo coi vostri problemi. È giunto il momento di liberarvene. Iniziate a urlare.<span id="more-686"></span></p>
<p>Lasciate che sia il vostro Virgilio. Lasciate che vi conduca alla vostra essenza. Niente di onirico, poiché la verità è lapalissiana: il vero inferno è su questa terra. A dieci metri sotto il suolo, in una cantina che puzza di muffa. Non vi sentirà nessuno. Nessuno verrà a salvarvi.</p>
<p>La mia psicanalisi è il dolore. Determinato. Inflitto. Circoscritto sulla vostra pelle. Un&#8217;orgia di chiodi infilzati nelle carni. Privati dei vostri vestiti, nudi come vermi. Sarete come l&#8217;uomo vitruviano, al centro di questo universo di catene. Lasciate che i ratti vengano ad annusarvi. Lasciate che salgano sul vostro corpo a benedire questo momento: la santa messa della vostra liberazione.</p>
<p>La bellezza non ha niente a che fare con l&#8217;opulenza. Vi riporterò all&#8217;essenzialità della forma. Un bisturi che taglia i bulbi oculari, ogni centimetro di pelle in eccesso. Scavati, fino a quando i muscoli saranno visibili a occhio nudo. Sarete dei capolavori. Un Picasso in carne ed ossa. Unico e inestimabile.</p>
<p>Non vi servirà credere in nulla. Abbandonate la concezione di fato. Il vostro libero arbitrio è nascosto nelle grida. Nelle lacrime. Nel dolore di spuntoni ardenti a decorare il vostro corpo.</p>
<p>Renderò la vostra anima così pura che nessuno potrà più dubitare di voi. Immersi in una vasca di candeggina, avrete la pelle come porcellana. Candida. Liscia. Perfetta. Perché la perfezione esiste, e odora di formaldeide. Privi di sangue, vi sentirete vuoti. Un&#8217;anima in pace col mondo. Un corpo che è massima espressione d&#8217;arte. Sarete finalmente liberi.</p>
<p><em>Endless tears, forever joy, to feel most every feeling, forever more. (Moloko)</em></p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Moloko/Statues/Forever+More">Moloko, Statues, Forever More</a></div>
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		<title>Undo</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 23:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inquietudine. Evidenziata in grassetto sull&#8217;oroscopo del giorno. Come se quella luna piena, che entrava dalla finestra, potesse giocare con la mia sorte. &#8220;No, cara luna, questa sera non mi avrai&#8221;. Ai lati del giornale scrissi venti parole. Poi, una ad una, cancellai tutte quelle negative. Via Illusione. Via Rabbia. Un trigono di parole comparve dall&#8217;inchiostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inquietudine. Evidenziata in grassetto sull&#8217;oroscopo del giorno. Come se quella luna piena, che entrava dalla finestra, potesse giocare con la mia sorte. &#8220;No, cara luna, questa sera non mi avrai&#8221;. Ai lati del giornale scrissi venti parole. Poi, una ad una, cancellai tutte quelle negative. Via Illusione. Via Rabbia. Un trigono di parole comparve dall&#8217;inchiostro blu. Io, Sono, Vivo.<span id="more-650"></span></p>
<p>Quella notte, in eremitaggio nella camera, l&#8217;unico suono udibile era il canto dei grilli. Un vento leggero correva per la stanza a rinfrescare l&#8217;aria umida di agosto. Sarebbe stata perfezione, se non fosse tornata una spessa coltre di verità, come uno scampolo di raso nero avvolto attorno al viso, a togliere il respiro. Con gli occhi fissi al soffitto, attesi l&#8217;arrivo di Morfeo. L&#8217;indomani, sarebbe cambiato tutto, di nuovo.</p>
<p>Dicono la vita sia una discarica di merda. In quelle fetide acque c&#8217;è chi inerme affonda. C&#8217;è chi si dimena senza sosta e muove solo schiuma. Io non ho mai imparato a nuotare, da parte mia so fare solo il morto. Quando sei allo stremo delle forze, allarghi le braccia e spingi il bacino all&#8217;insù. Ti lasci trasportare al largo dalle onde. Ovunque, lontano da quello schifo. Dove non sai. Sin da piccolo ti insegnano che non hai scelta: o nuoti o affoghi. In questo liquido torbido chiamato vita, alla fine, io ho imparato a galleggiare.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Björk/Vespertine/Undo">Björk, Vespertine, Undo</a></div>
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		<title>Fast-Forward</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 21:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quel tardo pomeriggio di settembre l&#8217;aria di New York trascinava ancora con sé una pesantezza quasi estiva. Mi fermai nel primo Starbucks lungo la strada. &#8220;A tall Caramel Macchiato, please&#8221;. Lo zuccherai fin troppo, come se un attacco iperglicemico fosse stata la chiave di volta a tutti i nostri problemi. Era passato un mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quel tardo pomeriggio di settembre l&#8217;aria di New York trascinava ancora con sé una pesantezza quasi estiva. Mi fermai nel primo Starbucks lungo la strada. &#8220;A tall Caramel Macchiato, please&#8221;. Lo zuccherai fin troppo, come se un attacco iperglicemico fosse stata la chiave di volta a tutti i nostri problemi. Era passato un mese prima della tua telefonata. A me era bastata una sola settimana per dimenticarmi di te. Mentre percorrevo la novantaseiesima ripetevo nella mente un lungo discorso, un sunto delle cose che volevo chiarire una volta per tutte. Eri già di fronte al cafè quando arrivai, puntuale come al solito. &#8220;Ti prendi beffe di tutti, pure del traffico&#8221; pensai.<span id="more-609"></span></p>
<p>Mentre prendevamo posto al nostro tavolo, tirai fuori dalla borsa una busta di carta e l&#8217;appoggiai al tavolo. &#8220;Tieni, ti ho portato le foto. Così ora non ho più nulla che ti faccia ricordare&#8221;. Il gesto sbagliato, con le parole sbagliate. Ne ero cosciente, ma il tuo sguardo di ammonizione non riuscì a battere il mio orgoglio. Hai iniziato a elencare punto per punto ogni mio difetto, come una lista della spesa di cui non avrei acquistato nulla. Sapevi ormai troppo di me, non potevo farci granché. Dissi che ero stanco dei nostri silenzi, anche se sembravano la cosa più appropriata in mezzo a tutto quel vociare. Hai continuato a fissarmi per tutto il tempo, con quegli occhi così neri in cui non ho mai saputo guardarci attraverso. Credevamo di poter diradare quelle nubi sopra di noi, ma poi siam finiti a parlare dei soliti discorsi. Poi le solite battute, a cui non sapevo più se ridere o piangere. Scelsi di ridere, con quel sorriso amaro di chi ha già compreso. Bevemmo l&#8217;ultimo sorso di caffè. Lasciai i soldi accanto al piatto di una cheesecake a metà. Cinque dollari di mancia.</p>
<p>Passeggiammo per un centinaio di metri, fino all&#8217;incrocio che separava il nostro ritorno. Ci siamo salutati al semaforo. Un&#8217;ambulanza sfrecciava sulla strada davanti a noi a tutta velocità e ha coperto il suono della tua voce. Ma avevo letto il labiale, non c&#8217;era alcun motivo di sentirtelo ripetere. Mi sentivo uno stupido, ma non ho saputo far altro che sorridere. Ho attraversato la strada, senza voltarmi. Dieci lunghi secondi, dentro di me, in cui ti ho implorato di sorprendermi ancora una volta. Atterrato sul marciapiede opposto, sapevo che mi avevi ormai lasciato andare.</p>
<p>Lungo la Fifth Avenue, dall&#8217;altro lato della strada, due giovani si baciavano davanti al Guggenheim. Ho preso la Polaroid dalla borsa e senza farmi notare ho scattato una foto: due figure in ombra che si stagliano sul bianco dell&#8217;edificio. In un qualunque giovedì di settembre, o così almeno l&#8217;avrei ricordato negli anni a venire. Mentre l&#8217;immagine prendeva vita tra le mie mani, entrai in Central Park a respirare l&#8217;ultimo tramonto.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Blonde+Redhead/_/Top+Ranking">Blonde Redhead, 23, Top Ranking</a></div>
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		<title>La Voce Umana</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 13:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Et&#8230; en admet &#8211; tant que je dorme, après le som &#8211; meil il y a les rêves et le réveil, et manger et se laver et sortir et aller où? Où? Mais, mon pauvre chéri, je n’ai jamais eu rien d’autre à faire que toi. (Jean Cocteau) Ti ho aspettato per tutto l&#8217;inverno. Certe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Et&#8230; en admet &#8211; tant que je dorme, après le som &#8211; meil il y a les rêves et le réveil, et manger et se laver et sortir et aller où? Où? Mais, mon pauvre chéri, je n’ai jamais eu rien d’autre à faire que toi. (Jean Cocteau)</em><span id="more-655"></span></p>
<p>Ti ho aspettato per tutto l&#8217;inverno. Certe sere, affacciato alla finestra, speravo di scorgere il tuo cappello tra i passanti. Andavo e uscivo dalla stanza come un pazzo. Avanti e indietro, nell&#8217;attesa che suonasse il telefono. Sprofondato sulla poltrona, ogni tanto mi giravo a guardarlo, come se da un momento all&#8217;altro potesse prendere vita e darmi tue notizie. Ma non chiamava mai nessuno. Perché non chiamavi? Accendevo una sigaretta via l&#8217;altra. Lo stomaco era un groviglio di filo spinato, e la sola idea di mangiare mi dava la nausea. Erano settimane che non riuscivo a leggere. Dopo due righe la mia concentrazione svaniva nel nulla. L&#8217;unica musica che sopportavo erano certe sonate di Debussy. L&#8217;unico film che guardavo era fatto di ricordi. Bobine di sinapsi in cui non v&#8217;erano altri interpreti all&#8217;infuori di noi. Ho trascritto tutte le parole, ogni singola cosa che usciva dalla tua bocca. Erano parole che profumavano di speranza, traboccavano di futuro, e dentro di me le ho credute sopra ogni cosa. Cristo, quanto mi mancavi! Ripetevo a me stesso che saresti tornato. La notte non dormivo, ero ancora lì ad aspettarti. Poi, quando i miei occhi crollavano, ti ritrovavo nei sogni. Sognavo il giorno del tuo ritorno. Cucivo trame di parole d&#8217;amore nella tua assenza, merletti di frasi al miele che aspettavano di essere sussurrate al cospetto delle tue labbra. Era passato troppo tempo, ma non riuscivo a cancellarti. Ormai eri parte del mio respiro. L&#8217;aria sapeva di te, e della tua assenza, e poi ancora di te. Ho continuato ad aspettarti. Fintanto ci fosse stato ancora tempo, io ti avrei aspettato. E in quell&#8217;attesa, lo sapevo, sarei sopravvissuto.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Claude+Debussy/_/Clair+de+Lune">Claude Debussy, Clair De Lune</a></div>
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		<title>Le Nuvole</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 10:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vanno. Vengono. Per una vera, mille sono finte. E si mettono lì, tra noi e il cielo, per lasciarci soltanto una voglia di pioggia. Il treno correva tra i campi emiliani. Sembravano linee verdi che si rincorrevano l&#8217;un l&#8217;altra, dal primo all&#8217;ultimo vagone. Dietro il vetro, macchiato di pioggia, fissava lo spettacolo sopra la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vanno. Vengono. Per una vera, mille sono finte. E si mettono lì, tra noi e il cielo, per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.</em><span id="more-622"></span></p>
<p>Il treno correva tra i campi emiliani. Sembravano linee verdi che si rincorrevano l&#8217;un l&#8217;altra, dal primo all&#8217;ultimo vagone. Dietro il vetro, macchiato di pioggia, fissava lo spettacolo sopra la sua testa. Una grande nuvola temporalesca riempiva tutto; dietro ne spuntava un&#8217;altra, candida come la neve, che si stagliava su un cielo lontano di un azzurro intenso. Pensò: &#8220;Non ho mai la macchina fotografica con me, quando serve&#8221;. Ma poi, che ne avrebbe fatto di una foto di nuvole? Il mondo è pieno di nuvole, con le loro facce grigie a vomitar lacrime. Lei era salita su quel treno per fuggire in un cielo terso, come quella nuvola bianca in disparte dalle altre, con tutte le sue gocce d&#8217;acqua ben salde. Con quella forma irregolare diversa da tutte le altre. Solitaria, mentre attende di nascondersi nella notte. Il paesaggio iniziò a farsi sempre meno frenetico, fino a permettere di distinguere ogni cosa. Una lunga frenata e lo stridere delle rotaie. &#8220;Parma, stazione di Parma&#8221;.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Pearl+Jam/Backspacer/Just+Breathe">Pearl Jam, Backspacer, Just Breathe</a></div>
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		<title>Interlude</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 21:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera ho preparato la moka per te, con il miglior caffè che tu possa mai trovare. Credo che, se esistesse, nemmeno in paradiso tu possa trovarne uno così buono. L&#8217;ho comprato in una caffetteria qui dietro l&#8217;angolo. È una miscela di diversi tipi di macinati, mi han detto provenga dal Brasile. Avremmo potuto andarci un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera ho preparato la moka per te, con il miglior caffè che tu possa mai trovare. Credo che, se esistesse, nemmeno in paradiso tu possa trovarne uno così buono. L&#8217;ho comprato in una caffetteria qui dietro l&#8217;angolo. È una miscela di diversi tipi di macinati, mi han detto provenga dal Brasile. Avremmo potuto andarci un giorno, insieme. Io a girare tra le favelas e tu a guardare le belle donne. <span id="more-607"></span> Al carnevale di Rio, vestiti da corsaro e arlecchino, come in quella vecchia foto. Te la ricordi? Dio, quanto odiavo il carnevale! Quel modo di conciarsi come dei cretini per due misere caramelle.. o due uova.. che cazzo ci avrebbe mai fatto un bambino con delle uova se non spaccarle in faccia alla vecchia rincoglionita sul portone?! Si si, ridi ridi. L&#8217;altro giorno ti ho pensato. C&#8217;era un ragazzo sul tram che ti assomigliava tantissimo. Appena l&#8217;ho visto mi si è fermato il respiro. Era da un po&#8217; che non succedeva, ci son rimasto di merda. Lo sai, in qualche modo ho sempre aspettato che tu tornassi a casa.. ti vedevo in ogni cosa.. nei volti degli sconosciuti. Poi ho imparato a dimenticarmene. Sai, la gente pensa che non si riesca a dimenticare. Non è vero, è un&#8217;emerita stronzata. Si dimentica, eccome. Sapessi quanti ricordi ho perso in questi anni, e quanti ancora ne perderò per strada. Sai, penso sia per questo motivo che ho iniziato a fotografare. Si, per ricordarmi ogni momento, bello o brutto, che valeva la pena ricordare. Non voglio morire senza un passato. Non voglio essere solo un nome stampato su una lastra di marmo. Almeno così la vita acquista un senso, non credi? Dai, non buttarla in vacca, stronzo! Sei sempre il solito. Vabbè, dopo questa, me ne vado a letto. Tu rimani pure quanto vuoi. La moka è già lì sul fornello, basta che accendi il gas. Usa pure la mia tazza di New York. Buonanotte.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/+noredirect/The+Dead+Weather/_/Will+There+Be+Enough+Water">The Dead Weather, Horehound, Will There Be Enough Water</a></div>
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		<title>Indulgenza Di Maggio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 20:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho atteso il tuo risveglio con lo sguardo fisso al muro. Il suono della sveglia, le sette e un quarto di una mattina qualunque. Chiusi di colpo gli occhi, fingendo di dormire. Ti seguivo con la mente: il rumore della doccia, l&#8217;anta dell&#8217;armadio, il caffè che saliva nella moka e l&#8217;aroma che arrivava fino alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho atteso il tuo risveglio con lo sguardo fisso al muro. Il suono della sveglia, le sette e un quarto di una mattina qualunque. Chiusi di colpo gli occhi, fingendo di dormire. Ti seguivo con la mente: il rumore della doccia, l&#8217;anta dell&#8217;armadio, il caffè che saliva nella moka e l&#8217;aroma che arrivava fino alla stanza da letto. Un giro veloce di chiave e il portone che si chiudeva tra noi. Rimasi sdraiato ancora per mezz&#8217;ora, la mezz&#8217;ora più lunga della mia vita. Poi presi la valigia piccola e raccolsi poche cose dai cassetti: un paio di jeans, tre magliette, la sciarpa rossa di seta. Lo spazzolino, il mio profumo. Non ti saresti accorto di nulla.<span id="more-591"></span></p>
<p>Seduto al tavolo in cucina, con la stilografica nera tra le dita, pensavo alle parole che avrei voluto dirti. Percorsi addietro i ricordi, senza riuscire a trarre conclusioni né risoluzioni. Ne ero certo, sarebbe uscito il mio solito fiume in piena, quella valanga di frasi che non avrebbe mai aggiunto nulla ai nostri silenzi. &#8220;Salgo per qualche giorno a Milano. Torno presto&#8221;, con la miglior calligrafia che posso. Appoggiai il biglietto di fronte al vaso dei fiori, con la stessa solennità di un memoriale. Salutai quelle quattro mura come fossero state vive.</p>
<p>In macchina, diretto verso nord, vidi il cartello che portava alla spiaggia. Svoltai senza pensarci su. Parcheggiai lungomare, proseguendo a piedi per le scogliere che costeggiavano la riva. L&#8217;odore di salsedine entrava con forza nei polmoni, tant&#8217;è che credetti di aver dimenticato, per tutti quei mesi, cosa fosse respirare. Rimasi a fissare il mare. Avrei voluto chiamarti, sentire la tua voce, illudermi con la speranza di potermi fidare ancora di te. Ma il pugno allo stomaco che sentivo era più forte di ogni mia volontà. Così presi il cellulare e lo gettai in acqua, come se quel gesto potesse cancellare tutto in un istante. Ma tu rimanevi fisso nella mente, come pece sulle dita. Ti vidi tornare a casa, leggere il biglietto, prepararti la cena. Mi avresti mandato un messaggio, che non avrebbe avuto risposta. Mi avresti pensato, preoccupandoti. Avresti chiamato i miei amici, tormentandoti di domande. Infine, avresti imparato a odiarmi, come avrei fatto anch&#8217;io qualche ora dopo, al casello dell&#8217;autostrada, comprendendo per la prima volta cosa significa veramente amare.</p>
<p>Una lacrima scese solitaria come una benedizione e, con un rapido movimento del polso, ne cancellai ogni traccia. Mentre tornavo verso l&#8217;auto mi accorsi della presenza di un signore, seduto in solitudine a leggere un libro sugli scogli. Alzò lo sguardo e sorrise. Aveva gli occhi di un azzurro surreale. Risposi al suo sorriso, senza riuscire a mascherare la malinconia che traspariva dalle linee del viso, oltre gli occhiali scuri.</p>
<p>Nel giro di qualche ora il tempo si era dilatato come una membrana invisibile e ogni cosa sembrava immutabile. Come la mano che impugnava la chiave, inserita nel cruscotto, che non riuscivo a girare. Mi voltai ancora una volta verso il mare. Il vecchio era sempre là, con il vento che gli accarezzava i capelli bianchi ai lati del cappello. In quel luogo di pace, sotto un sole primaverile che scaldava l&#8217;animo e lasciava evaporare ogni malumore. Leggendo una storia che parlava di amanti, in qualche luogo lontano da qui, che non sarebbe mai finita, nemmeno dopo l&#8217;ultima riga. Una storia che sarebbe continuata nei suoi sogni. Alla fine, pensai, attendiamo tutti qualche sorta di lieto fine.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Mary+J.+Blige/Stronger/Stronger">Mary J. Blige, Stronger, Stronger</a></div>
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		<title>Grunewald</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 14:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sognato l&#8217;arrivo della primavera. In un giardino soleggiato che non aveva fine, ogni cosa sembrava appropriata. Il vento fresco che accarezzava i capelli, l&#8217;erba che solleticava i piedi nudi. Un turbine di luci scendeva dalle foglie degli alberi all&#8217;acqua del lago, e così di nuovo in una danza di riflessi. Ho paura di svegliarmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sognato l&#8217;arrivo della primavera.</p>
<p>In un giardino soleggiato che non aveva fine, ogni cosa sembrava appropriata. Il vento fresco che accarezzava i capelli, l&#8217;erba che solleticava i piedi nudi. Un turbine di luci scendeva dalle foglie degli alberi all&#8217;acqua del lago, e così di nuovo in una danza di riflessi.<br />
<span id="more-552"></span><br />
Ho paura di svegliarmi – dissi – perché tutto questo mi mancherà. So cos&#8217;è l&#8217;assenza, anche quando è inevitabile, ma non significa che io l&#8217;abbia mai accettata. La temo, la rifuggo, eppure non riesco a vincerla. È meglio che vada. In fondo, domani, cosa rimarrà di tutto questo?</p>
<p>Una voce mi rispose – Fintanto che sei qui, non c&#8217;è nulla di cui aver paura. Domani, poi, potrai continuare a fingere quanto vuoi. Ma non ripudiare questo momento ora, solo perché è perfetto.</p>
<p>Allora – dissi – scapperò da questo sogno. Farò finta di nulla, come se non fosse mai esistito. Mi sveglierò, metterò l&#8217;acqua sul fuoco e lo lascerò svanire, come profumo di bergamotto che sale con il vapore del tè.</p>
<p>Delle braccia presero a stringermi più forte. Un sussurro si unii al coro degli uccelli e planò accanto al mio orecchio – È inutile che fuggi, tanto torneremo a riprenderti.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Eluvium/Copia/Prelude+For+Time+Feelers">Eluvium, Copia, Prelude For Time Feelers</a></div>
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		<title>L&#8217;Attesa</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 16:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quel pomeriggio, mentre la pioggia cadeva senza sosta, sedeva assorto alla poltrona di fronte al balcone. Lei entrò nella stanza senza far rumore. Appoggiò la tazza fumante di tè sulla coda del pianoforte, sedette e iniziò a suonare, mentre lui continuava a fissare il paesaggio, incurante della sua presenza. – Amico, cos&#8217;avete? Senza spostare lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel pomeriggio, mentre la pioggia cadeva senza sosta, sedeva assorto alla poltrona di fronte al balcone. Lei entrò nella stanza senza far rumore. Appoggiò la tazza fumante di tè sulla coda del pianoforte, sedette e iniziò a suonare, mentre lui continuava a fissare il paesaggio, incurante della sua presenza.<span id="more-545"></span><br />
– Amico, cos&#8217;avete?<br />
Senza spostare lo sguardo, rispose – Perché mi chiedete questo?<br />
– Oh, conoscete bene la mia sensibilità&#8230; Siete plumbeo come il cielo. Non è forse così?<br />
Girò appena il viso verso di lei, poi tornò a guardare il temporale, che si abbatteva gagliardo su quello squarcio di mondo incorniciato dalla finestra.<br />
– Mia cara, cosa mai posso nascondervi se riuscite a cogliere il più lieve peso dal mio respiro?<br />
Le uscì un sorriso, di chi ha indovinato, mentre i tasti suonavano un sol bemolle – Cosa vi affligge, dunque? Parlate&#8230;<br />
Senza un apparente motivo, attese la fine della terza battuta, poi disse laconico – Se esistesse risposta non rimarrei qui, immobile a fissare il vuoto.<br />
Lei smise di suonare. Prese la tazza e sedette accanto a lui. Nel silenzio, bevve un lungo sorso, poi disse – Suvvia, non dite sciocchezze! Ogni tormento ha il suo cappio ben visibile nell&#8217;intreccio. Serve solo&#8230; un po&#8217; di solerte attenzione&#8230; per individuarlo e scioglierlo&#8230; A meno che questa mestizia non sia premeditata, in tal caso non posso che biasimarvi.<br />
Lui si voltò e prese a guardala con aria di ammonizione – Ma quale tormento?! Non c&#8217;è alcun tormento! Così mi offendete! Il mio animo, al contrario, è ben radicato – disse, indicando con un movimento del mento – Come quel salice.<br />
– Scusatemi&#8230; Scusatemi&#8230; Non volevo urtavi in alcun modo, ma&#8230; Conosco bene l&#8217;ilarità del vostro essere, e ora il vostro sguardo è turbato&#8230; Non potete nasconderlo.<br />
Prese a scuotere la testa lentamente – Amica mia, fuori si scatena la tempesta e il giardino è spoglio come il mio cuore. Non è ancora tempo per i germogli, l&#8217;inverno è seduto imperterrito al suo trono. Ma io sento la speranza, nonostante tutto. Sono come quell&#8217;albero in mezzo ai fulmini, fermo e saldo nella ricerca di sopravvivere.<br />
– Ordunque state cercando qualcosa&#8230; Cosa cercate, amico mio?<br />
Abbassò lo sguardo al bicchiere di cognac tra le mani, prese a ruotarlo tra le dita e sospirò – Niente. Non cerco niente. Mi basta l&#8217;aria.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/+noredirect/Emiliana+Torrini/Fisherman%27s+Woman/Fisherman%27s+Woman">Emiliana Torrini, Fisherman&#8217;s Woman, Fisherman&#8217;s Woman</a></div>
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		<title>How Her Heart Behaves</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gregorini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ink Pearls]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella sera rincasò un po&#8217; più tardi del solito, sfinita come solo una giornata di intenso lavoro può renderti. Il consueto gesto delle chiavi sul tavolo, la busta della spesa, la solita inappetenza. Accese il gas per la prima tisana della serata. Il dito passò dalla valeriana al karkadè, fino a scegliere una miscela di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella sera rincasò un po&#8217; più tardi del solito, sfinita come solo una giornata di intenso lavoro può renderti. Il consueto gesto delle chiavi sul tavolo, la busta della spesa, la solita inappetenza. Accese il gas per la prima tisana della serata. Il dito passò dalla valeriana al karkadè, fino a scegliere una miscela di rabarbaro e sambuco. Depurativa, così indicava l&#8217;etichetta. Così sperava anche lei.</p>
<p>La televisione parlava, parlava, parlava, ma l&#8217;illusione di non sentirsi sola svanì prima ancora di nascere. Ci sarebbero state mille persone, là fuori, che non avrebbero disdegnato la sua voce, altrettante mille che l&#8217;avrebbero abbracciata dopo una furtiva scopata, ma nessuna di queste stava pensando a lei, nessuna di queste sarebbe giunta in caso di qualche fatalità. Chi avrebbe saputo della sua morte? Chi avrebbe pianto per lei? Chi, anni dopo, l&#8217;avrebbe ricordata in un pensiero?</p>
<p>Forse qualcuno, si, qualcuno sicuramente. Ma poi la vita sarebbe ritornata alla solita, banale quotidianità, quella routine dalla quale non si fugge, in cui non rimangono segni tangibili. Forse cicatrici, che con gli anni non fanno più male. Ma sono le ferite che ci fanno sentire vivi, come i sussulti del cuore. Quando tutto diventa ormai passato, ne perdiamo il sapore, ne dimentichiamo l&#8217;esistenza. E quel giorno in cui la memoria riaprirà cassetti ormai chiusi, vi sarà solo un mare di rassegnazione ad aspettarci.</p>
<p>Lei è donna, e sa fingere. Maschera stalattiti di lacrime dietro i sorrisi, il mal di vivere in banali e irriverenti battute. È profonda come un abisso, ma si veste di pozzanghera. Bella e vuota come un cimelio. Un sipario di carta di riso e un drago stampato sopra.</p>
<p>Nemmeno l&#8217;acqua bollente della doccia riesce a lavarle di dosso quella sensazione di malessere, che cola come pece nera sui seni, preme il costato e toglie il respiro. Non sono ancora scoccate le dieci di sera. Le braccia stanche lasciano cadere l&#8217;accappatoio sulla sedia. Due passi, e poi sotto le lenzuola, fissando un punto nel buio. Nella speranza di addormentarsi. Nell&#8217;attesa che, l&#8217;indomani, tornasse ancora la voglia di vivere.</p>
<div class="soundtrack"><a href="http://www.lastfm.it/music/Feist/_/How+My+Heart+Behaves">Feist, The Remainder, How My Heart Behaves</a></div>
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