Dream On
2009.02.17
Sono entrato nella soffitta del mio cuore. A passi lenti, mentre salivo le scale, sentivo la polvere pizzicarmi il naso. Oltre le ragnatele fitte che scendevano dall’alto, ho intravisto i pezzi accatastati del mio passato. Vecchie fotografie appese alle pareti, immagini sbiadite che trasudavano ancora di innocenza. Una pila di libri senza titoli che odoravano di muffa. A terra mille pezzi di carta con poesie a metà. In fondo alla stanza il grande armadio dei travestimenti. Parrucche, maschere dalle mille espressioni, abiti consunti di diverse taglie più grandi. In un angolo, ricoperti da un cellophane, giocattoli di cui non ricordavo più l’esistenza e un grande elefante di peluche, compagno di viaggio nelle notti piene di paure. Era tutto al proprio posto, come se qualcuno avesse sistemato tutto prima del mio arrivo. Ho aperto le finestre per lasciar entrare nuova aria. Ho raccolto tutta la polvere. Ho buttato le cose inutili in un sacchetto. Un lavoro lento, scandito dalle ore che passavano e che giungevano dal campanile di fuori. Mi sentivo esausto, ma al contempo soddisfatto. Quando si fece sera, tutto era compiuto. Guardai la stanza ancora un istante prima di scendere. C’era dentro la mia vita e, tutto sommato, non era poi così male. L’indomani avrei cominciato un nuovo inizio, dal punto esatto in cui tutto si era fermato. Sarei scivolato fuori dalle lenzuola, avrei sorriso al sole che entrava dalle persiane. Con la tazza fumante di tè a sciogliere i miei occhi assonnati, fissi sulla parete bianca a contemplare un nuovo sogno.
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