Christopher Lydon

2008.03.25

Un taglio nella lingua. Ho deglutito il sangue che usciva lentamente, e con esso anche il dolore. Che aveva il sapore della tua saliva. Nessuno vedrà mai quel segno, nessuno te ne parlerà. Non leggerai mai queste parole, perché ho chiuso la bocca e con essa il mio cuore. Mi son tuffato a peso morto in questa piscina di silenzi. Pensavo non facesse male. Pensavo fosse un gioco senza vincitori. In realtà non riuscivo ad ammettere la sconfitta. Così mi son morso le dita per provare un dolore più degno, ma nemmeno i denti riuscivano a scalfire la triste verità. Quella di non riuscire ad ammettere di averti ancora dentro di me, come una piattola aggrappata alla mia anima. Quella verità che bruciava come fumo in gola. Come cenere mossa dal vento ritornava sul mio viso, su questi graffi inutili. Pensavo di essermi fermato sul fondo di questa vasca. Pensavo di non aver battuto la testa. In realtà avevo oltrepassato ogni spesso strato di smalto e cemento, conficcandomi nella terra umida e piena di vermi. In apnea. In attesa di esalare l’ultimo respiro. In attesa di una conclusione che non sopraggiungeva. Perché non volevo morire. Volevo solo le tue mani sul mio viso. Ho mendicato per poterle riavere. Ho mangiato polvere, bevuto urina, ma non è servito a niente. Ho attraversato lande inesplorate del mio cuore ma non v’era rimasto più nulla. Il silenzio si era portato via tutto, anche il mio coraggio di chiedere ancora.

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