A Playboy Daddy
2009.05.12
È calata la notte sopra la città e mi ha ricoperto col suo manto. In questo cielo vacuo di stelle, nell’aria viziata di fumo e sudore, la nostalgia è tornata a scorrere nelle vene. Mi batto il petto con tutta la forza e un riverbero vuoto risuona nella stanza. Le pareti cambiano forma e mi riportano ad un ricordo. Il ricordo di quel giorno in cui hai lasciato per sempre questa casa. Io non capivo, non volevo capire. Mendicavo giustificazioni per la mia vita dissoluta, per l’alito che emanava sempre tanfo di alcol misto a mezze verità. Ebbro di vittimismo ho mollato la presa che teneva la tua mano. Il tuo sguardo rassegnato mi entrato dentro come una matita negli occhi. Hai preso a correre lungo la via, sempre più forte, sempre più distante. E io non riuscivo a raggiungerti. Ormai, non avevo più fiato nemmeno per un altro giorno di vita. Ma ora, non posso pensarti altrove. Eri parte di me, cresciuto nella mia carne, sangue del mio sangue. Eri la luce in questo mare dell’oblio, la mia speranza di salvezza. Ma io ti aspetterò. Ogni giorno, ora per ora, sarò qui ad aspettarti. Perché non posso credere di averti perso per sempre. Perché ho bisogno di saperti ancora vivo da qualche parte in questo mondo. Ti aspetterò, tra queste quattro mura, finché avrò respiro.
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